“Tutti i piaceri peggiori sono puramente spirituali: il piacere di mettere il prossimo dalla parte del torto, di tiranneggiare e di guardare dall’alto in basso, di fare il guastafeste e di calunniare; i piaceri del potere e dell’odio. Perché dentro di me ci sono due cose, in gara con l’io umano che devo cercare di diventare: l’io animale e l’io diabolico. L’io diabolico è il peggiore dei due. Ragion per cui un freddo e borioso perbenista che va regolarmente in chiesa può essere molto più vicino all’inferno di una prostituta. Ma è meglio, si capisce, non essere né l’uno né l’altra…” (C.S. Lewis)

Il dito sulla piaga
La nostra Quaresima e la nostra Pasqua non devono limitarsi a giocare con le idee, né accontentarsi dell’acqua di rose.
Devono arrivare fino in fondo, all’acqua col sale del nostro Battesimo.
Questo «convertirsi», che è «morire con Cristo per risuscitare con lui», deve entrare con decisione nel più profondo del nostro essere.
E ci farà male. Se il nostro vecchio Io non sente «male» in Quaresima, è perché non gli abbiamo messo il dito nella piaga. Forse ci siamo accontentati di aver dato un’elemosina o di esserci astenuti da qualche caramella o qualche sigaretta.
Se non ci siamo astenuti dal peccato e dall’egoismo, la Quaresima non è entrata nella radice della nostra personalità. E non vi entrerà neanche la Pasqua.

È dentro che deve scendere la conversione, e non restare sulla superficie.
Celebrare la Quaresima significa guardarsi senza paura nello specchio di Cristo. Mettersi di fronte alle sue esigenze. Paragonare il suo programma e la sua mentalità con la nostra: che cosa manca? che cosa c’è di troppo? (Cfr. José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua” in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)