Articolo de La Stampa del 26.01.2008
Il lenzuolo di lino riapre il suo mistero.
Vittorio Sabadin – TORINO
Christopher Bronk Ramsey, direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, era poco più di un ragazzino quando gli scienziati del laboratorio nel quale già lavorava cercarono di datare il tessuto della Sindone. Il risultato dell’esame, effettuato nel 1988 con il metodo del carbonio 14, oltre che a Oxford, anche a Tucson e a Zurigo, stabilì che il lenzuolo custodito nel Duomo di Torino non poteva essere quello che aveva avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione. Il decadimento delle particelle dell’isotopo radioattivo nel tessuto di lino indicava infatti una data tra il 1260 e il 1390, in pieno Medioevo. Ma quell’esame forse era sbagliato. Il dottor Ramsey, il quale passa il suo tempo a datare ossa di dinosauro e uomini di Neanderthal, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, che verrà trasmessa alla vigilia di Pasqua, che i risultati delle rilevazioni dell’88 potrebbero essere messi in discussione dall’evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l’osservazione del carbonio 14. Ad anticipare i contenuti dell’intervista è stato monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, intervenuto a Novara a un convegno dell’associazione culturale «La nuova Regaldi».Monsignor Ghiberti, che non ha mai avuto bisogno del conforto di esami scientifici per restare impressionato dalla corrispondenza tra il racconto letterario dei Vangeli e l’immagine impressa nel lenzuolo, ha spiegato che il ripensamento del dottor Ramsey è dovuto probabilmente alle stesse ragioni che all’epoca erano state addotte per contestare la datazione medioevale: la Sindone non è arrivata agli scienziati del Novecento in un contenitore sigillato. È stata esposta all’aria, custodita in condizioni che non conosciamo, maneggiata e parzialmente bruciata nell’incendio del 1532 della cattedrale di Chambéry, trasportata dalla Palestina in Francia. Un lungo e tormentato viaggio nei paesi e nei secoli, che può avere contaminato il lenzuolo rendendo l’esame del C14 approssimativo. Lo stesso chimico statunitense Willard Frank Libby, che aveva ideato il metodo e vinto il premio Nobel per questo, aveva sconsigliato di applicarlo alla Sindone. Ramsey avrebbe scoperto che la datazione di una particolare materia organica presente sul lenzuolo varia proprio a seconda delle condizioni in cui è stata custodita, cosa che nell’esame del 1988 era ignota agli scienziati.La Sindone di Torino riapre dunque il suo mistero, che ci accompagna da secoli e sembra non trovare mai una soluzione. Quando il criminologo svizzero Max Frei Sulzer scoprì che sul tessuto di lino sono presenti spore e pollini caratteristici della Palestina venne duramente contestato e accusato di avere manipolato i risultati. «Frei – dice monsignor Ghiberti – era stato straordinariamente preciso. Le spore che aveva individuato erano caratteristiche di una zona che andava da Gerusalemme a una zona limitrofa nel deserto arabico». Se si trattava di un falso medioevale, come l’esame dell’88 aveva affermato, era stato sicuramente molto ben congegnato: il lino è filato e tessuto a mano a spina di pesce e con torcitura in senso orario, una tecnica usata in Medio Oriente ai tempi di Gesù. Sul lenzuolo sono state inoltre trovate fibre di cotone (che all’epoca era coltivato in Egitto e Palestina, ma non in Europa) e nessuna fibra di lana, in osservanza della legge mosaica che nel Deuteronomio (22,11) prescrive di tenere separata la lana dal lino.«Questi sono indizi importanti – afferma monsignor Ghiberti – ma la verità è che nessuno scienziato è riuscito finora a spiegare come sia stato possibile imprimere l’immagine sul lenzuolo. Qualunque ricercatore coscienzioso è costretto ad ammettere che questo è ancora un mistero irrisolto». Ma non è il solo: l’incredibile corrispondenza dei tratti con quella di un corpo crocifisso lascia ancora attoniti tutti gli osservatori, come avvenne nel 1898 quando un fotografo notò per la prima volta che l’immagine impressa in negativo era molto più riconoscibile di quella in positivo. L’uomo della Sindone è un maschio di circa 30 anni, con tratti mediorientali, muscoloso e più alto della media dell’epoca, abituato a lavori manuali. Le tracce di sangue raccontano il suo martirio, l’assenza dei pollici delle mani, ripiegati all’interno, confermano la lesione del nervo mediano, provocata dai chiodi infissi nei polsi.«Questa visione di sofferenza – afferma monsignor Ghiberti – ci lascia attoniti per due caratteristiche toccanti, che non sono presenti in altri racconti di crocifissioni: la corona di spine e il colpo di lancia inferto a un cadavere, come dimostrato dagli esami del professor Baima Bollone. È l’osservazione di questi particolari confrontata con il racconto del Vangelo di Giovanni ad avermi convinto che ci sono altissime probabilità che nella Sindone si veda proprio il corpo di Cristo».
Adesso bisogna vedere se anche a questa notizia daranno la stessa eco di quella del 1988.
C’è anche da dire che chi eseguì all’epoca i rilievi ricevette un premio di un milione di sterline di allora per aver scoperto “l’inganno”.
Vediamo ora se lo restituiscono.
Elfo
domenica, 27 gennaio, 2008 at 12:24
Siamo alle solite. Tutti presi su un pezzo di stoffa a litigarsene la paternita’.
Io non credo ne ai laici ne ai credenti. Anche un pianeta che sino a ieri mi avevano propinato come pianeta,oggi rettificano,definendolo una stella.
La cosa che ricordo bene,riguardo a effigi o quant’altro trafugato in palestina e portato sino a noi,sta’ nel fatto che successe durante un periodo di immani eccidi,le cosidette “Crociate”. Un vero cristiano non deve soffermarsi sul vero o falso di un lenzuolo o di una corona di spine, ma bensi’ guardarsi nell’animo e vivere del solo “credo”.
giona1999
domenica, 27 gennaio, 2008 at 19:02
Si Elfo, non bisogna soffermarsi sul vero o sul falso ma andare oltre e vivere, come tu dici, del solo credo.
Ma sei proprio sicuro che quello in cui credi sia giusto?
Ad esempio, tu mi dici che le crociate sono state un periodo di immani eccidi e fai intendere che la Chiesa ne sia stata la causa.
Probabilmente pensi questo perchè ti soffermi sul fatto che ci siano stati morti e distruzioni, ma dovresti invece anche riflettere sul fatto che sono state un modo per arginare l’espansionismo musulmano.
Fino alle crociate i Papi non avevano mai impugnato la spada. C’erano state infatti le invasioni barbariche, ma la Chiesa, senza essere ricorsa alla forza, aveva mantenuto un grande prestigio, i barbari li aveva cristianizzati.
Basti pensare che Carlo Magno, un franco analfabeta, era diventato imperatore del Sacro Romano Impero, con la benedizione e ricevendo la corona da parte del Pontefice.
Ma quando si affacciano in Europa i musulmani non sono un popolo barbaro, hanno già la loro religione, codificata e precisa, con un preciso disegno politico: l’islamizzazione del mondo. Perché Islam, ricordiamolo, significa ‘sottomissione’.
arnoldo mosca mondadori
domenica, 3 febbraio, 2008 at 16:36
Penso che sia una notizia importante. Innanzitutto perchè smentisce chi, con misteriosa felicità, era sicuro di aver sconfessato il mistero di questo lenzuolo.
Mi ha sempre colpito la malizia di chi vuole per forza dimostrare che tutto ciò che riguarda Cirsto sia falso. La guerra a Dio nasconde secondo me gravi problemi psicologici.
Personalmente penso che Dio esista e sia l’essere più straordiario che esista, e se la Sindone può essere uno dei segni che parlano di Lui sono soltanto felice.
Ma chissà quali nuove menzogne racconteranno se si dimostrerà che la Sindone risale all’epoca di Cristo…chissà come saranno rabbiosi….