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Avviso ai visitatori

Gentilissime Visitatrici, carissimi Visitatori,
no, non avete sbagliato blog, siete proprio su quello che io chiamo impropriamente il mio blog.

Come potete notare ho sostituito l’aspetto del blog preferendo un layout più chiaro e che meglio si addica ai miei pochi articoli che penso di non scrivere nei prossimi anni.

Se siete giunti fin qui, è probabile che non avete nulla da fare e gironzolate per la rete credendo che stare al pc sia ormai l’unico mezzo per occupare il nostro tempo libero.
Si, la rete è un meraviglioso mezzo per conoscere e relazionarsi, ma non dimenticate che è, appunto, un mezzo, non il fine ultimo.
Il mio consiglio è quello di alzarvi dalla sedia e farvi un giro per casa. Vi accorgerete che c’è anche vostro marito o vostra moglie o il vostro compagno o la vostra compagna o i vostri figli che non aspettano altro che ricevere un appassionato bacio o una tenera carezza o solo scambiare due parole con voi… e questo è tutto tempo guadagnato.

Se proprio siete soli e la vostra unica compagna è la sterile luce blu del vostro monitor, beh potete perdere un po’ di tempo e leggere gli altri, pochi, articoli che popolano questo blog.

Un’ultima cosa. Anche se ormai stiamo diventando figure mitologiche metà uomo e metà sedia, non dimenticate che abbiamo ancora la possibilità di uscire per fare un giro in centro.
Strada facendo, se vi capita,  fermatevi in una chiesa. Lì di sicuro c’è Qualcuno che vi aspetta!

 
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Pubblicato da su mercoledì, 12 dicembre, 2007 in Senza Categoria

 

Emergenza Giappone

Aiuti al popolo giapponese possono essere effettuati tramite diverse organizzazioni nazionali e internazionali. Si riportano alcuni link ai quali fare riferimento per un concreto segno di solidarietà e vicinanza:
Caritas Italiana
Caritas Diocesana Amalfi-Cava de’ Tirreni
Croce Rossa Italiana
Save the Children

 

 
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Pubblicato da su martedì, 29 marzo, 2011 in Senza Categoria

 

Eliminare i vecchi Kernel

Con il passare del tempo è inevitabile che si aggiornino i Kernel della propria distribuzione GNU/Linux.
Questo comporta però l’inutile mantenimento di file sull’hard disk e l’inevitabile aumento delle voci del menu di Grub, perchè ad ogni aggiornamento vengono aggiunte due voci per ogni kernel.
La procedura e semplice e indolore.

Per prima cosa individuiamo quale versione del kernel stiamo utilizzando, così da sapere quale conservare e quale eliminare. Apriamo un terminale e diamo un uname -r che visualizza i dati del kernel che stiamo usando.

Successivamente, controlliamo quali sono le versioni installate con ls /boot/ | grep initrd che elencherà le versioni presenti nella directory /boot. L’output sarà simile a qualcosa del genere:
initrd.img-2.6.33-xx-generic
initrd.img-2.6.34-xx-generic
initrd.img-2.6.34-yy-generic
initrd.img-2.6.35-xx-generic

Ora non vi resta altro da fare che individuare le versioni che volete eliminare (es 2.6.33-xx) e procedete col comando apt-get -s remove linux-image-2.6.33-xx-generic, che cancellerà il kernel 2.6.33-xx, le sue dipendenze e verrà aggiornato il nostro amato Grub.

Per sicurezza conservate almeno uno dei kernel più recenti, tutte le versioni più vecchie possono essere eliminate.

Distribuzione utilizzata LinuxMint 9 – Isadora. (la procedura va bene per mamma Debian e derivate)

 
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Pubblicato da su mercoledì, 23 marzo, 2011 in Linux

 

Configurare la scheda wireless su OLIBOOK M1025

olivettiM1025 L’Olivetti M1025 è un netbook che monta un processore AtomN450 e che ha la classica configurazione per macchine di questo livello.
La scheda wireless è una Realtek 8192SE che in ambienti GNU/LINUX non viene riconosciuta in maniera automatica (provata con LinuxMint 9 Isadora, Opensuse 11.2, LinuxMint Debian Edition).
Il bello di GNU/Linux è che la maggior parte delle cose può essere configurata, anche se bisogna intervenire con comandi da terminale che ai nuovi utenti sono un tantino ostici.
Ma senza scoraggiarci, vediamo come far rilevare la scheda dal nostro sistema operativo LIBERO.
La distribuzione utilizzata è una LinuxMint Debian Edition e questa è la procedura che ho seguito:

  • Scaricate i driver per GNU/Linux dal sito della Realtek (cercate 8192_SE sezione Unix(Linux));
  • aprite un terminale, posizionatevi nella directory dove si è scaricato il file e scompattatelo con  il classico tar -xvzf filescaricato.tar.gz ;
  • da qui ho preferito diventare root, quindi digitate sudo -s e inserite la password;
  • poi ho dato uno dietro l’altro i comandi make e poi make install;
  • una volta fatto questo bisogna caricare il modulo con modprobe r8192se_pci
  • accertato che tutto funzionava, ho messo la chiamata al modulo nel file /etc/modules per permettere il riconoscimento per i futuri avvii. Con il comando gedit /etc/modules si è aperto il nostro caro Gedit e ho inserito alla fine del file la chiamata r8192se_pci.

Fatto questo l’icona di Network-Manager si è improvvisamente illuminata e ha rilevato le reti wireless.

 
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Pubblicato da su martedì, 22 marzo, 2011 in Linux

 

Codifica caratteri HTML

A volte sul nostro sito appaiono caratteri strani e non riusciamo a capire come mai nel codice siano correttamente visualizzati e nel browser, invece, no.

E’ un problema di codifica di alcuni caratteri immessi. La mappa allegata è completa e dettagliata e contiene tutti i caratteri HTML/XHTML.
Per correggere il problema, entrate nel codice ed immettete la relativa voce che vedete in corrispondenza del carattere che vi serve.
(esempio: se al posto di una e accentata [è] viene visualizzato un carattere diverso, cancellatela e scrivete al suo posto

è

Ciao

Visualizza mappa

 
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Pubblicato da su venerdì, 12 settembre, 2008 in Programmazione - HTML

 

Sindone. “Esami forse sbagliati”

Articolo de La Stampa del 26.01.2008
Il lenzuolo di lino riapre il suo mistero.
Vittorio Sabadin – TORINO
Christopher Bronk Ramsey, direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, era poco più di un ragazzino quando gli scienziati del laboratorio nel quale già lavorava cercarono di datare il tessuto della Sindone. Il risultato dell’esame, effettuato nel 1988 con il metodo del carbonio 14, oltre che a Oxford, anche a Tucson e a Zurigo, stabilì che il lenzuolo custodito nel Duomo di Torino non poteva essere quello che aveva avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione. Il decadimento delle particelle dell’isotopo radioattivo nel tessuto di lino indicava infatti una data tra il 1260 e il 1390, in pieno Medioevo. Ma quell’esame forse era sbagliato. Il dottor Ramsey, il quale passa il suo tempo a datare ossa di dinosauro e uomini di Neanderthal, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, che verrà trasmessa alla vigilia di Pasqua, che i risultati delle rilevazioni dell’88 potrebbero essere messi in discussione dall’evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l’osservazione del carbonio 14. Ad anticipare i contenuti dell’intervista è stato monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, intervenuto a Novara a un convegno dell’associazione culturale «La nuova Regaldi».Monsignor Ghiberti, che non ha mai avuto bisogno del conforto di esami scientifici per restare impressionato dalla corrispondenza tra il racconto letterario dei Vangeli e l’immagine impressa nel lenzuolo, ha spiegato che il ripensamento del dottor Ramsey è dovuto probabilmente alle stesse ragioni che all’epoca erano state addotte per contestare la datazione medioevale: la Sindone non è arrivata agli scienziati del Novecento in un contenitore sigillato. È stata esposta all’aria, custodita in condizioni che non conosciamo, maneggiata e parzialmente bruciata nell’incendio del 1532 della cattedrale di Chambéry, trasportata dalla Palestina in Francia. Un lungo e tormentato viaggio nei paesi e nei secoli, che può avere contaminato il lenzuolo rendendo l’esame del C14 approssimativo. Lo stesso chimico statunitense Willard Frank Libby, che aveva ideato il metodo e vinto il premio Nobel per questo, aveva sconsigliato di applicarlo alla Sindone. Ramsey avrebbe scoperto che la datazione di una particolare materia organica presente sul lenzuolo varia proprio a seconda delle condizioni in cui è stata custodita, cosa che nell’esame del 1988 era ignota agli scienziati.La Sindone di Torino riapre dunque il suo mistero, che ci accompagna da secoli e sembra non trovare mai una soluzione. Quando il criminologo svizzero Max Frei Sulzer scoprì che sul tessuto di lino sono presenti spore e pollini caratteristici della Palestina venne duramente contestato e accusato di avere manipolato i risultati. «Frei – dice monsignor Ghiberti – era stato straordinariamente preciso. Le spore che aveva individuato erano caratteristiche di una zona che andava da Gerusalemme a una zona limitrofa nel deserto arabico». Se si trattava di un falso medioevale, come l’esame dell’88 aveva affermato, era stato sicuramente molto ben congegnato: il lino è filato e tessuto a mano a spina di pesce e con torcitura in senso orario, una tecnica usata in Medio Oriente ai tempi di Gesù. Sul lenzuolo sono state inoltre trovate fibre di cotone (che all’epoca era coltivato in Egitto e Palestina, ma non in Europa) e nessuna fibra di lana, in osservanza della legge mosaica che nel Deuteronomio (22,11) prescrive di tenere separata la lana dal lino.«Questi sono indizi importanti – afferma monsignor Ghiberti – ma la verità è che nessuno scienziato è riuscito finora a spiegare come sia stato possibile imprimere l’immagine sul lenzuolo. Qualunque ricercatore coscienzioso è costretto ad ammettere che questo è ancora un mistero irrisolto». Ma non è il solo: l’incredibile corrispondenza dei tratti con quella di un corpo crocifisso lascia ancora attoniti tutti gli osservatori, come avvenne nel 1898 quando un fotografo notò per la prima volta che l’immagine impressa in negativo era molto più riconoscibile di quella in positivo. L’uomo della Sindone è un maschio di circa 30 anni, con tratti mediorientali, muscoloso e più alto della media dell’epoca, abituato a lavori manuali. Le tracce di sangue raccontano il suo martirio, l’assenza dei pollici delle mani, ripiegati all’interno, confermano la lesione del nervo mediano, provocata dai chiodi infissi nei polsi.

«Questa visione di sofferenza – afferma monsignor Ghiberti – ci lascia attoniti per due caratteristiche toccanti, che non sono presenti in altri racconti di crocifissioni: la corona di spine e il colpo di lancia inferto a un cadavere, come dimostrato dagli esami del professor Baima Bollone. È l’osservazione di questi particolari confrontata con il racconto del Vangelo di Giovanni ad avermi convinto che ci sono altissime probabilità che nella Sindone si veda proprio il corpo di Cristo».

Adesso bisogna vedere se anche a questa notizia daranno la stessa eco di quella del 1988.
C’è anche da dire che chi eseguì all’epoca i rilievi ricevette un premio di un milione di sterline di allora per aver scoperto “l’inganno”.
Vediamo ora se lo restituiscono.

 
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Pubblicato da su sabato, 26 gennaio, 2008 in Italia, Religione, Senza Categoria

 
 
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